17 SETTEMBRE 2026
Il corso è stato organizzato da AMI – Associazione Motociclisti Incolumi Aps, in collaborazione con la Fondazione dei Giornalisti dell’Emilia‑Romagna, e ospitato dal Misano World Circuit Marco Simoncelli, che ha messo a disposizione spazi e competenze tecniche. L’Ordine dei Giornalisti ha riconosciuto all’iniziativa 4 crediti formativi, confermandone il valore professionale e la rilevanza per la categoria.

I relatori
- Marco Guidarini — medico traumatologo, presidente dell’Associazione Motociclisti Incolumi Aps e pilota del Campionato Italiano Velocità Classic
- Rossella Sant’Unione — giornalista e vicepresidente del Consiglio di Disciplina Territoriale dell’ODG Emilia‑Romagna
- Giorgio Fantini ingegnere progettista di infrastrutture stradali, socio e direttore tecnico di MC Engineering Bologna
- Christian Nuvoli — chimico industriale ed esperto in materiali innovativi per la sicurezza stradale, direttore tecnico del Colorificio Sammarinese
- Stefano Ravaioli — ingegnere esperto di pavimentazioni, direttore generale SITEB, giornalista e Ambasciatore della Sicurezza Stradale 2023
- Carlo Linetti — ingegnere specializzato in sistemi elettronici per la sicurezza dei veicoli e vicepresidente COBO Group
- Diego Pensalfini — avvocato del foro di Rimini, collaboratore alla Camera dei Deputati, pilota e campione italiano Velocità Classic 2023
Ha portato i saluti istituzionali l’assessore alla viabilità del Comune di Misano Adriatico, Filippo Valentini, a conferma dell’attenzione dell’amministrazione verso la sicurezza stradale e la formazione dei professionisti dell’informazione.

La mattina, coordinata da Giovanna Guiso, giornalista e scrittrice di Milano, ha riunito a Misano esperti provenienti da medicina, ingegneria, chimica dei materiali, progettazione infrastrutturale, tecnologia dei veicoli e diritto, con l’obiettivo di offrire ai giornalisti strumenti concreti per leggere, interpretare e raccontare gli incidenti stradali con competenza e responsabilità.
Interventi
Marco Guidarini ha illustrato i principi dell’ergonomia stradale applicati alla sicurezza dei motociclisti, mostrando come la progettazione dell’infrastruttura influenzi direttamente la dinamica moto‑strada. Ha analizzato le diverse tipologie di guardrail, evidenziandone limiti e innovazioni utili a ridurre le lesioni nei piloti. Ha poi affrontato gli errori progettuali ricorrenti che penalizzano gli utenti vulnerabili, con particolare attenzione alle criticità che coinvolgono motociclisti e scooteristi: asfalti non uniformi, segnaletica mal posizionata, ostacoli rigidi in zone di caduta. Guidarini ha spiegato le interazioni tra moto, auto, bici e pedoni, mostrando come alcune scelte progettuali aumentino il rischio. Attraverso casi reali, ha illustrato soluzioni operative e interventi ergonomici che migliorano la sicurezza, sottolineando l’importanza di una lettura corretta degli incidenti per individuare le cause infrastrutturali e prevenire gli errori futuri.



Rossella Sant’Unione ha richiamato la responsabilità del giornalista nel racconto degli incidenti stradali, uno dei territori più delicati della cronaca. Ha evidenziato come la narrazione degli incidenti richieda capacità analitiche, empatiche e una lettura corretta delle informazioni tecniche fornite dagli enti, evitando colpevolizzazioni, semplificazioni e formule fuorvianti che alterano la percezione del rischio. Ha ricordato le indicazioni del Nuovo Codice Deontologico e delle Carte di riferimento, sottolineando l’importanza del linguaggio nel rispetto delle vittime e degli utenti vulnerabili. L’intervento ha proposto buone pratiche per un’informazione equilibrata: verificare i dati, contestualizzare le dinamiche, distinguere fatti da ipotesi e riconoscere gli errori progettuali che possono aver contribuito all’incidente. Sant’Unione ha infine illustrato un decalogo operativo che integra norme, strumenti digitali e l’uso consapevole dell’AI, senza rinunciare alla “vera” intelligenza del giornalista: quella critica, creativa e profondamente umana.

Giorgio Fantini ha illustrato il ruolo decisivo della geometria stradale nella sicurezza, spiegando come il tracciato influenzi la percezione del rischio e il comportamento degli utenti. Ha richiamato i principi fondamentali della progettazione: coerenza tra velocità percepita e consentita, visibilità, pendenze, transizioni e continuità del percorso. Ha analizzato gli errori progettuali più ricorrenti — curve con raggio incoerente, intersezioni con angoli critici, corsie di accelerazione o decelerazione insufficienti, segnaletica non allineata alla geometria, pavimentazioni con aderenza critica — mostrando il loro impatto sugli utenti vulnerabili. Ampio spazio è stato dedicato alle rotatorie: criteri corretti di progettazione, errori frequenti, traiettorie troppo veloci, precedenze poco leggibili e conflitti con ciclisti e pedoni. Fantini ha presentato casi reali che evidenziano come le criticità infrastrutturali influenzino la dinamica moto‑strada e quali soluzioni operative possano ridurre il rischio. Ha concluso con indicazioni utili ai giornalisti: riconoscere gli elementi tecnici, evitare interpretazioni superficiali e leggere correttamente un’infrastruttura per raccontare la sicurezza con competenza.

Christian Nuvoli ha approfondito il ruolo della segnaletica orizzontale come elemento tecnico della sicurezza, non solo visivo ma anche funzionale alla dinamica moto‑strada. Ha illustrato materiali e formulazioni che determinano aderenza, comportamento sul bagnato e continuità della superficie, aspetti decisivi per motociclisti e utenti vulnerabili. Ha richiamato i principali parametri prestazionali: visibilità, colore, retroriflessione, durabilità e corretta applicazione, spiegando come la qualità della posa influenzi la risposta del pneumatico in condizioni reali d’uso. Nuvoli ha evidenziato criticità frequenti — usura, pioggia, supporti non omogenei, superfici troppo lisce — e mostrato come innovazioni tecniche e nuove formulazioni possano ridurre i fattori di rischio. L’intervento ha incluso riferimenti alle esperienze maturate nei contesti ad alta prestazione, come i circuiti, dove la segnaletica viene valutata con criteri severi per garantire sicurezza, stabilità e leggibilità anche nelle situazioni più critiche.

Stefano Ravaioli ha mostrato come la pavimentazione sia un vero dispositivo di sicurezza e non un semplice supporto fisico. Ha illustrato il ruolo dell’aderenza e del grip, spiegando come materiali, condizioni ambientali e invecchiamento influenzino la risposta del pneumatico, soprattutto per motociclisti e ciclisti. Ha evidenziato l’importanza della coerenza delle superfici: disomogeneità di aderenza generano errori di percezione e perdite di controllo, in particolare a velocità contenute e in contesti ordinari. Ravaioli ha richiamato il contributo della pavimentazione alla leggibilità della strada, rendendo più comprensibili traiettorie, curve e intersezioni, e ha analizzato le prestazioni della segnaletica orizzontale in termini di visibilità, rifrangenza, aderenza e durata. Ha sottolineato il valore della manutenzione programmata, decisiva nel prevenire eventi critici, e ha presentato errori ricorrenti che possono contribuire a incidenti anche a bassa velocità. Infine, ha illustrato il ruolo della filiera SITEB nel miglioramento della qualità e delle norme, mostrando come innovazione e competenza possano elevare l’ergonomia stradale e ridurre gli errori cognitivi e percettivi degli utenti vulnerabili.

Carlo Linetti ha raccontato come la tecnologia sia diventata un ponte continuo tra mondi diversi: molte soluzioni nascono nell’auto e arrivano alle moto, altre fanno il percorso inverso. ABS cornering, controlli di trazione, sospensioni elettroniche: sistemi pensati per le quattro ruote che oggi proteggono i motociclisti nelle situazioni più critiche. Al contrario, innovazioni nate sulle moto — come i cruscotti TFT introdotti da COBO — sono ormai diffuse su scooter, elettrici e veicoli leggeri, segno di una contaminazione che accelera la sicurezza. Linetti ha insistito su un punto: la strada è condivisa da utenti con comportamenti e tempi di reazione diversi. Moto, auto, bici, monopattini: l’interazione tra questi veicoli cambia la dinamica degli incidenti e richiede tecnologie che aiutino, senza distrarre. Perché il motociclista, a differenza dell’automobilista, cade — e quando cade, anche a bassa velocità, paga un prezzo molto più alto. La tecnologia oggi non serve solo a prevenire gli incidenti, ma anche a capirli. Linetti ha mostrato come i droni stiano rivoluzionando i rilievi: immagini dall’alto, modelli tridimensionali, ricostruzioni immediate che permettono di leggere la scena con precisione. E soprattutto salvano vite: sempre più agenti vengono investiti durante i rilevamenti, e i droni consentono di ridurre la loro esposizione al traffico, trasformando un momento ad alto rischio in un’operazione sicura. Il messaggio finale è chiaro: la tecnologia non è un accessorio, ma un ecosistema che nasce in un settore, si adatta a un altro e finisce per proteggere tutti. Riduce l’errore umano, migliora la lettura degli incidenti e rende la strada un luogo meno ostile per gli utenti più vulnerabili.

Diego Pensalfini ha spiegato come, negli ultimi anni, sia cambiato profondamente il modo di interpretare la responsabilità in caso di incidente stradale. In ambito civile, si è passati dal modello tradizionale dell’art. 2043 c.c., in cui il danneggiato doveva dimostrare la colpa di chi aveva causato il danno, alla responsabilità per “cose in custodia” prevista dall’art. 2051 c.c., una forma di responsabilità oggettiva: oggi chi subisce un danno deve provare solo l’evento e il nesso causale con l’infrastruttura o il bene coinvolto. Un cambiamento che ha reso più semplice tutelare gli utenti della strada, soprattutto quelli più vulnerabili. Sul piano penale, Pensalfini ha ricordato l’impatto della legge 41/2016, che ha introdotto i reati di omicidio stradale e lesioni stradali gravi e gravissime. La giurisprudenza ha chiarito che il soggetto attivo del reato non è solo il conducente che viola le norme di comportamento, ma chiunque non rispetti gli obblighi previsti dal Codice della Strada: tecnici, gestori, operatori che hanno responsabilità sull’infrastruttura o sulla sua manutenzione. L’intervento ha mostrato come la responsabilità, civile e penale, sia oggi più ampia e più attenta alla tutela delle persone. Raccontare un incidente significa quindi comprendere il ruolo dei comportamenti individuali, ma anche delle scelte tecniche, della progettazione e delle condizioni della strada. Una prospettiva che aiuta a leggere gli eventi con maggiore consapevolezza e a restituire al pubblico un’informazione equilibrata, rispettosa e utile alla prevenzione.

Il senso del corso
Il corso ha mostrato come la sicurezza stradale sia un tema multidisciplinare: nasce dalla progettazione, si consolida con la tecnologia, si misura con i dati e si racconta con responsabilità. Per i giornalisti, significa acquisire strumenti tecnici, linguistici e deontologici per restituire al pubblico un’informazione accurata, utile e rispettosa degli utenti vulnerabili.
Ringraziamenti
Un ringraziamento speciale va ad Andrea Albani, direttore del Misano World Circuit, per aver ospitato per la seconda volta un corso dedicato alla sicurezza stradale organizzato da AMI, confermando l’impegno del circuito nella formazione e nella prevenzione. Un grazie anche a Marzio Bondi, le cui fotografie documentano puntualmente le iniziative di AMI, contribuendo a valorizzarne il lavoro e la diffusione culturale.

Un ringraziamento va anche alla docente Licia Pari dell’Istituto Comprensivo Statale di Misano Adriatico, che ha portato al corso due scolaresche, offrendo a studenti e studentesse l’occasione di comprendere la sicurezza stradale come atto di responsabilità individuale, come comportamento consapevole degli utenti e come cultura che riguarda anche chi la strada la progetta e la costruisce. La sua presenza ha ricordato che la prevenzione nasce soprattutto dall’educazione e dalla capacità di leggere la strada con occhi competenti fin da giovani.

